i giardini condivisi a Milano

Ebbene si è ufficiale, anche a Milano è stato approvato dal comune il progetto dei “giardini condivisi”.
Se fino a poche settimane fa il concetto di giardino condiviso faceva parte del vocabolario di quelle poche persone che cercavano di occuparsi delle aree verdi dismesse della città, con azioni underground o poco pubblicizzate, oggi potrà entrare a far parte del vocabolario del cittadino medio che non è mai entrato in contatto con il concetto di guerrilla gardening, ma che vorrebbe riqualificare e prendersi cura della città.

L’articolo che gira per la rete è sempre lo stesso: il sito de la repubblica o del  corriere, così come in quello del giornale o dei vari giornali online, si rifanno all’articolo presente sul sito del comune di Milano dove vengono riportate le parole dei due  assessori Lucia Castellano (Demanio) e Daniela Benelli (Decentramento).

Vorrei raccontare con parole mie cosa vogliono dire questi giardini condivisi, partendo però dal sottolineare il fatto che questo progetto non deve essere confuso con l’idea degli orti condivisi che si possono trovare nei grandi parchi di milano come “bosco in città” o “parco nord” (ne scriverò al più presto per chiarire le differenze).

Con la creazione di questa esperienza condivisa, non solo si andrà a creare una rete sociale tra i cittadini che se ne prenderanno cura, ma si darà una nuova immagine a questa città così grigia (?!?!?!??!?!) ;
l’intervento dunque è richiesto su tutte quelle aree considerate terzo paesaggio, di cui l’amministrazione comunale non riesce a prendersi cura… bisogna considerare questo progetto come un’opportunità di coprogettazione della città in cui viviamo.

Già immagino i commenti e le immagini che appariranno su FB dove questa iniziativa verrà bollata come l’ennesima presa per i fondelli, come un modo per far spendere ancora il cittadino…
Qualcuno sicuramente inveirà contro l’amministrazione comunale chiedendo cosa si pagano a fare le tasse se poi ci viene anche chiesto di prenderci cura di tutte queste aree dimenticate…
A questi io rispondo che la genialità di questo progetto sta nel lasciale al cittadino la cura della città (chissà cosa c’è di strano) e soprattutto lo vedo come un’ammissione da parte del comune di non potersi prendere cura di tutti i bisogni dei cittadini, alla quale però chiede aiuto, anziché alzare ulteriormente le tasse o lasciando incolti e insicuri certi luoghi di Milano.
A questi direi di andare nei giardini di via Montello per vedere come un gruppo di persone può donare una nuova vita ad un’area dismessa e ricoperta di storie e personaggi di altri tempi.
“È un progetto molto importante perché punta a recuperare spazi abbandonati della città, riqualificandoli con iniziative ecosostenibili. Un ruolo determinante spetta alle Zone che dovranno facilitare le associazioni nell’uso degli spazi e seguire l’attuazione dei progetti con riunioni periodiche. Contiamo molto sulla collaborazione dei cittadini, dai quali ci aspettiamo idee innovative di cui Milano ha bisogno”, ha detto l’assessore all’Area metropolitana, Decentramento e Municipalità, Servizi civici Daniela Benelli.

Altri invece obietteranno  che qualunque verdura piantata così vicina ai tubi di scappamento delle auto, non potrà fare altro che diventare velenosa e immangiabile.
A questi invece potrò rispondere che se mai qualcuno decidesse di piantare un pisello nano in un’aiuola sparti traffico non lo farà certo per poter andare a raccogliere i frutti una volta maturi, ma lo farà per il valore ornamentale della pianta stessa.

Insomma dopo Parigi e Londra anche Milano si lancia nel fantastico mondo dei giardini condivisi, ora bisogna solo sperare che i cittadini siano in grado di sfruttare a pieno questa opportunità!

Ecco a voi qualche linea guida estrapolata dal sito del comune di Milano su quello che  è il futuro dei giardini condivisi e sopratutto alcune regolamentazioni base:

“Le convenzioni con le associazioni di cittadini avranno la durata minima di 1 anno e massima di 3 anni.
I giardini condivisi verranno utilizzati per il giardinaggio, ornamentale o orticolo, con particolare attenzione all’aspetto ecologico: saranno consentite solo pratiche biologiche, biodinamiche, ecosostenibili e vietato l’uso di pesticidi, diserbanti, sementi Ogm.
Nel giardino saranno vietate aree ad uso privato, anzi dovranno essere realizzati spazi a coltivazione collettiva per favorire la socializzazione e la coesione sociale. A tal fine, durante il primo anno, l’Amministrazione organizzerà eventi e iniziative aperte ai cittadini nei vari giardini.”

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